23/06/2009

PERCHE’ IL CENTRO SINISTRA HA PERSO A CAMPOBASSO.

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Il centro sinistra perde a Campobasso la madre di tutte le battaglie elettorali della nostra regione e consegna a Iorio l’ultimo baluardo di resistenza ad uno strapotere politico che, a partire da questa sconfitta, durerà anni se non vi si pongono rimedi possibili. Perde il centro sinistra perché non ha saputo trovare l’unità interna tra tutte le forze che lo compongono e perde perché qualcuno, per analisi errata, ha scelto scientemente di forzare la mano dall’alto di una sopravalutazione del proprio risultato alle politiche del 2008.

Leggendo i dati della tornata elettorale del giugno scorso, salta in evidenza un dato che fa capire la genesi degli errori compiuti. Le liste dei partiti del centro sinistra (IDV,PD,PRC-PdCI,Sinistra e libertà, Radicali) alle europee, nella città di Campobasso, totalizzano il 53, 8% dei voti espressi. Nelle comunale le stesse liste , senza Sinistra e Libertà e radicali, scendono al 32, 8% perdendo 21 punti percentuali,pur annoverando le liste di sostegno alla Izzi e a NPD. Il traino dei voti verso i candidati sindaci riporta il centro sinistra al 42,3% dei voti, recuperando sulle liste, ma perdendo, comunque, 11,5% punti percentuali rispetto al voto europeo. Come dire che, date all’elettore di centro sinistra due schede, una per le europee e una per le amministrative, questo elettore ha dato la maggioranza al centro sinistra alle europee (53,8%), punito le liste presenti (32,8%), non accettato i candidati proposti (42,3%).

Come si è giunti a questa sconfitta? Vi si è giunto per una sopravalutazione del dato elettorale che lo consacrava allora primo partito regionale con il 34% ha cercato di imporre il proprio candidato a tutta la coalizione. Lo ha fatto annunciando dal mese di luglio senza discussione, l’indicazione di Massimo Romano, cui non bastava essere consigliere regionale; il candidato sindaco è stato lanciato il 29 ottobre con una iniziativa di carattere politico sul tema della critica alla “casta politica” alla presenza di Sergio Rizzo a Campobasso. Da quel giorno sono stati utilizzati 7 mesi di campagna elettorale per arrivare alle elezioni di giugno. Il ragionamento che ha sorretto questa scelta è individuabile nella convinzione di Di Pietro che, il risultato delle politiche lo legittimasse,(28% su base regionale, e il 34% nella sola città di Campobasso) prescindendo da ogni accordo con altre forze, a indicare il candidato sindaco per tutto il centro sinistra. Pesava forse di vincere da solo oltrepassando il 50+1%? No, ma voleva forzare gli altri partiti all’accordo nella fase di ballottaggio a cui era sicuro di arrivare anche mettendo in conto uno scarto di voti rispetto all’anno precedente. Valutava, probabilmente, di attestarsi sul 20-25% dei consensi in città, ma questa incerta percentuale diventava rischiosa se la restante parte del centro sinistra, avesse raggiunto una qualche unità delle parti restanti (PD,RC,PdCI,Socialisti, Radicali, Sinistra e Libertà) e gli avesse conteso il ballottaggio costringendo quindi lui all’apparentamento. Troppo rischioso per un partito e un leader che ha fatto della competizione a sinistra l’unica strategia per affermarsi e dettare le sue condizioni in futuro. Da politico spericolato e senza scrupoli, a messo quindi in campo l’antica strategia dello sparigliamento, ha seminato divisione dentro la restante parte del centro sinistra, ha evitato di partecipare a tutti i tavoli politici di discussione tra le forze del centro sinistra, ha spernacchiato le primarie indette dal PD, ha blandito e favorito la presentazione di una lista civica marchiata con il bollino blu di Beppe Grillo, si è insinuato continuamente dentro la crisi del PD rafforzando la “filiera istituzionale” con la Provincia di Campobasso, ne ha sostenuto il Presidente per il tramite del figlio Cristiano (consigliere provinciale) il cui voto è indispensabile a garantire la sopravivenza dell’ente. Infine,ha sostenuto e sostiene con interesse la costruzione di un Nuovo Partito Democratico levatrice di un centrosinistra incentrato sulla ritrovata concordia tra l’IDV e un “nuovo” PD. Insomma, il Di Pietro nazionale, quello che vuole riformare la politica nazionale e mondiale, dà le carte a destra e sinistra. Usa bastone e carota. Strapazza l’ex sindaco di Campobasso un giorno si e l’altro pure e non si fa scrupoli a mettere in lista un quarto del consiglio comunale in scadenza sottraendoli per lo più al PD, mantiene ossigenata la Provincia di Campobasso dagli attacchi dei consiglieri del PD, lasciando intendere che la resa dei conti sarebbe arrivato dopo le comunali, ripudiando il PD a Campobasso ma cercando l’alleanza ad Isernia: ha giocato insomma una partita in solitudine convinto di raccogliere frutti copiosi. All’apertura delle urne trova la sorpresa: il suo candidato porta a casa appena 3950 voti di lista(11,9%) in luogo dei 10470 voti europei (32,9%) perdendone 7417; si consola per aver riportato la vittoria sul PD che prende 3764 voti di lista(11,3%), ma perde alla grande di fronte al centro destra che supera il 50%; non si fa e il ballottaggio a cui Di Pietro tanto teneva.

Ovviamente perde Di Pietro ma perdono anche tutti gli altri: perde il PD con Massa; perde la Izzi, e con essa Rifondazione e Comunisti italiani, che totalizzano 1098 voti (3,3%) ; perde Gaetano di Niro (44 voti sul suo nome in più di quelle raccolte dalle liste), sostenuto da Nuova Primavera Democratica, Laboratorio Molise e Insieme per Campobasso di Socialisti e Verdi,che con tre liste prendono in tutto 2102 voti (6,3%).

Dunque Di Pietro non conquista la città di Campobasso, a cui ha sacrificato l’unità del centro sinistra, ma da buon contadino, alle prossime tornate elettorali, il suo risultato di riferimento sarà quello delle europee e con quello pretenderà che gli altri facciano i conti. Lo pretenderà perché oltre il suo partito, nel centro sinistra, si accumulano macerie. Macerie dentro il PD, saccheggiato dei suoi uomini e dei suoi voti; macerie dentro il voto comunista che si è lasciato guidare da una anticomunista; macerie dentro la Nuova Primavera Democratica i cui referenti, aspiranti, anche loro!, al ballottaggio, sono alla perenne ricerca del “nuovo” purché siano loro a guidarlo.

La consunzione del centro sinistra si compie, dunque, sotto l’ombrello dell’opportunismo politico dipietrista e sotto gli interessi individuali di molti figuri che hanno alimentato, con i loro comportamenti ondivaghi, la lunga decadenza della buona politica. Dopo queste elezioni, a chi toccherà costruire una nuova politica e una nuova coalizione alternativa alla destra? Agli stessi che oggi, dopo la sconfitta, tacciono e si preparano a ricominciare da capo come se nulla fosse successo? A quelli che sono stati a guardare preconizzando la disfatta e, statene certi, oggi utilizzeranno tutto l’armamentario moralistico di cui sono in possesso per emergere nel ruolo di mediatori interessati? Oppure toccherà ad un ceto politico di centro sinistra, in passato abbondantemente beneficiato dalla dirigenza del PD, che, di fronte alle undici liste del centro destra, ha prudentemente ritenuto,nel pieno della campagna elettorale, di rimanere nell’ombra? Le sconfitte, è risaputo, per narcisismo si attribuiscono sempre agli altri. Per comodità e convenienza è iniziato l’esercizio di attribuire la disfatta del centro sinistra al Partito Democratico, al suo risultato, alle sue lotte intestine, al suo progetto politico nazionale e locale, a personalizzarla con Massa, Ruta, Macchiarola, Leva ecc. Come se mai si fossero riuniti gli organismi statutari, come se mai si fossero decise e svolte le primarie per eleggere i dirigenti regionali e nazionali in cui ognuno ha scelto di crearsi la propria corrente all’interno del partito, come se i dirigenti non avessero deciso con tutti le indicazioni a posti di responsabilità istituzionale, tenendo conto della difficile tenuta unitaria del partito. Ma una analisi seria e coraggiosa, se vuole essere utile ad affrontare e ribaltare lo strapotere del centro destra e a ridare speranze agli elettori del centro sinistra, non può prescindere, pur senza alcuna indulgenza verso gli errori di quel partito, dall’individuare fattori di analisi anche al di fuori dello stesso PD. Dell’Italia dei valori abbiamo già detto. A questo quadro va aggiunta la pervicace e inconsistente polemica antipolitica di una “società civile” parolaia e fiancheggiatrice consapevole del nuovo giustizialismo da seconda repubblica. Una parte di società sempre in bilico tra socialismo da salotto e frustrazioni da codice civile e penale, che colloca i suoi vati nel limbo delle “anime belle” che rifiutano di costituirsi in massa critica e si scelgono il ruolo di cultori della testimonianza narcisistica pura e dura. Un ruolo, quello delle anime belle, detenuto in condominio con una parte dei reduci della diaspora post arcobaleno, che, succubi della sindrome veltroniana, non riescono a superare il mito di un’altra era geopolitica riconducibile agli anni sessanta /settanta, rischiando di giustificare la loro esistenza più su quello che sono stati in passato che per quello che dovrebbero essere in futuro.

RINO ZICCARDI

02/05/2009

1°Maggio é sinistra.

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Ieri, primo maggio, gli animatori della lista “Sinistra per Campobasso”, che si presenta per le elezioni comunali nel capoluogo e fa riferimento alla lista per le europee “Sinistra e libertà”, hanno inteso celebrare la festa del lavoro con una riflessione sullo stato della/e sinistra/e, avviata da Rino Ziccardi e da Pina Fusco e condotta con la vivace partecipazione dei presenti, soprattutto giovani e donne, che affollavano la piccola sala allestita per i preparativi elettorali. I relatori sono partiti da un interrogativo che chiede risposta: che cosa è, cosa diventa il lavoro – su cui si dovrebbe fondare la nostra repubblica – se non c’è una forza di sinistra, un soggetto politico a cui il mondo del lavoro possa fare riferimento, da cui il mondo del lavoro si possa sentire interpretato e rappresentato?

Sullo sfondo della riflessione collettiva, l’economia globalizzata, il trionfo incontrastato venti anni fa di un liberismo insofferente di ogni regola, di cui oggi, a così lunga distanza, misuriamo, anche noi che viviamo nell’Occidente opulento, il fallimento. E mentre noi ne paghiamo gli amari prezzi in termini di impoverimento, di disoccupazione, di precarietà, sì economica ma anche esistenziale, di solitudine e frammentazione individuale, a pagare prezzi ancora più amari – in termini di migrazioni di massa sempre più irrefrenabili dalla morte per fame e dal terrore – sono gli esseri umani nati nel Sud del mondo.

Di fronte alla gravità della crisi e ai suoi orizzonti mondiali, al conseguente riaprirsi di un campo reale, materiale, strutturale, di lotta, gli intervenuti si sono posti il problema di una sinistra possibile, che sappia ricostituirsi in unità anche attraverso un’autocritica severa sugli errori commessi. Se ne sente sempre più acuto il bisogno, perché da ogni crisi ci sono sempre almeno due uscite, come ricordava E.Berlinguer, e almeno una delle due deve essere di sinistra. A chi il compito di costruirla?

Al tempo stesso bisogna contrastare l’egemonia culturale della destra, che – nel suo impasto di mitologia del leader unico e di populismo, di liberismo di comodo e di fastidio per le regole liberali e democratiche, di disprezzo per il Parlamento, di rancoroso odio per le forze sindacali, di irrisione e svuotamento dello stato di diritto – ci ha fatto intravedere dietro l’angolo della storia il pericolo di un regime reazionario di massa. Quali forze si impegneranno in tale compito?

Una sinistra possibile, questa la conclusione dei convenuti, non può che declinarsi al plurale. Un plurale che discende dalla necessaria territorializzazione del concreto “fare politica” e dall’inedita diversità dei soggetti che possono essere protagonisti del cambiamento, portatori di interessi che non possono essere ridotti ad unità, pena una semplificazione che rischia di annebbiarli se non adddirittura di annientarli.

Plurale deve essere di necessità la forma della rappresentanza di questi interessi e il loro contenitore politico, che dovrà avere una struttura compatta e flessibile. Esso infatti dovrà rispondere non solo alle esigenze di intesa tra forze storicamente evidenti, ma anche al bisogno di democrazia diffusa e partecipata che costituisce la cifra stessa della possibilità di successo di una nuova sinistra.

Rino Ziccardi- Pina Fusco

 

08:35 Scritto da: rinoziccardi in Politica | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: sinistra e libertà | OKNOtizie |  Facebook

29/04/2009

Care compagne, cari compagni….. la sinistra possibile.

 

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Sinistra e Liberta’

Via Vittorio Emanuele, 75

CAMPOBASSO

VENERDI’ 1 MAGGIO

ore 11.00

Care compagne, cari compagni….. la sinistra possibile.

RELATRICE:

GIUSEPPINA FUSCO

Dirigente Scolastica in pensione

25/04/2009

L' Università italiana e Molisana:Fatti e Misfatti

 

 

 

 

 

 

 

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Sinistra e Liberta’

Via Vittorio Emanuele, 75

CAMPOBASSO

MARTEDI’ 28 Aprile ore 17.30

L’UNIVERSITA’ ITALIANA E MOLISANA:

FATTI E MISFATTI

 

RELATORI:

Prof. GIANNI SPALLONE

Docente Università Sapienza di ROMA

Prof. SERGIO SORELLA

Segretario Generale FLC CGIL Molise

 

21/04/2009

25 Aprile

 

 

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Sinistra e liberta’

Via Vittorio Emanuele, 75

CAMPOBASSO

SABATO 25 Aprile ore 11.00

LA RESISTENZA,la COSTITUZIONE, la NASCITA DELL’ITALIA REPUBBLICANA

 

RELATORI: Prof.ssa AIDA TRENTALANCE

Prof. ANGELO DI TORO

 

09/04/2009

Ricevo e pubblico

lenin.jpegEccomi, riprovo a scrivere quello che e' stato cancellato, sperando di non urtare la suscettibilità di nessuno e di non essere accusato di scrivere schifezze sul conto della candidata Adriana asciutto(scusatemi , ma nella mia memoria la ricordo con questo cognome). Cercherò di essere il piu' sintetico possibile ed evitare, per quanto possibile commenti, su questa persona che comunque ha, purtroppo, influito sulla mia vita. Sono nato nel 1961,nel 75 mi sono iscritto al liceo classico M.Pagano di CB e penso che ricordiamo un po' tutti quello che successe in quegli anni,gli anni di piombo. Anche a Campobasso, tutti i miei coetanei e quelli piu' grandi, ricorderanno le manifestazioni di piazza, gli scontri con la polizia, gli arresti, le assemblee nelle scuole,assemblee che spesso erano comuni tra varie scuole della città. Il nostro liceo in quel periodo era un posto "molto caldo",forte era la presenza della sinistra extraparlamentare, lotta continua, anarchici. Allora stare da una parte o dall'altra significava davvero qualcosa,comunisti e fascisti si fronteggiavano quotidianamente nella scuola e per strada, il senso di appartenenza era fortissimo,le ideologie, quelle che ora ci dicono che non esistere più erano radicate e forti in molti di noi,ognuno di noi rivendicava con forza le idee di cui era convinto. Io ero un 14/15enne schierato a sinistra e seppur non coinvoltissimo per via della mia età, partecipavo al dibattito politico e non solo, con gli studenti più grandi di me, frequentavo, a volte, la sede di lotta continua a Porta Mancina, leggevo a stampa alternativa di allora anche perché, alcuni compagni più grandi di me, qualche volta anche Antonio Ruggiero, spesso Lucio Brunetti, la portavano a casa mia, a mio padre che era consigliere regionale del P.C.I.

Ebbene, io ricordo benissimo che l'asciutto(che non era mia professoressa, io ero alla b) in quegli anni represse con sistematicità 'gli studenti di sinistra, usando i mezzi di cui poteva disporre, vale a dire bocciature, rinvii agli esami di riparazione, ma anche sospensioni(mi sembra che allora fosse vice preside, ma Biscardi che era il preside e molto piu' democratico di lei, in quel periodo era, diciamo così,molto influenzato dall'asciutto), e ricordo molto bene che invece i fascisti queste vessazioni non le subivano,anzi erano portati a modello ed esempio e non ebbero alcun problema. Mi domando cosa ne pensa oggi l'asciutto dei movimenti no global,di quelli che vanno a manifestare a Londra ed in tutto il mondo, visto che non mi sembra azzardato poter assimilare quelli che oggi fanno le manifestazioni a noi che le facevamo allora. E, allora, come fanno comunisti italiani e rifondaroli ad appoggiare questa candidatura? Io veramente non riesco a comprenderlo e sto constatando che non sono il solo. Questa e' solo un'operazione politica come un'altra, un tentativo di occupare poltrone, spacciandosi per novità.

Leggendo le head lines del programma non riesco a scorgere se non slogans privi di significato, generalisti, di quelli che vanno bene in un caso e nell'altro, senza alcuna sostanza. Anzi, in un'intervista,l'asciutto dichiara: "rileggere la città con gli occhi delle donne poiché le donne non sono contaminate".

Azzzz!!!!e che significa?? Cos'e', pensiero politico scritto sotto l'effetto di sostanze psicotrope? Chiudo, raccontando l'episodio che mi ha visto protagonista direttamente con l'asciutto: ero al primo liceo, ormai delle contestazioni dei 2 anni precedenti ne rimaneva solo l' eco, ma quell'anno si verificò un fatto anomalo, tra le sezioni del primo liceo fummo rimandati in venticinque, un record probabilmente mai eguagliato, che dovessimo scontare qualcosa? Chissà...io studiai come un pazzo tutta l'estate e mi preparai con la professoressa Di Monaco che penso sia ancora al classico, arrivato in sede di esame scoprii che la mia insegnante di greco, la professoressa Iannandrea, non sarebbe venuta perché era incinta, ed era sostituita dall'asciutto. Nei giorni precedenti avevo dato una mano al mio amico del cuore Luigi Pasquale nel preparare l'esame di greco e ricordo che la mattina dell'esame, in aula,continuavo a fargli ripetere delle cose tra cui Archiloco, e gli dissi che casomai lo avesse interrogato proprio su quel poeta, avrebbe fatto una bella figura dicendo che per primo, Archiloco, aveva affrontato argomenti che parlavano di proletariato. Luigi si sedette e la beneamata gli chiese proprio Archiloco, e Luigi disse quella cosa. Ho ancora davanti agli occhi quella scena..l'asciutto che si alza e dice con un ghigno beffardo:"pasquale, ma sei pazzo, si può mai parlare di proletariato nell'antica Grecia"? credetemi, io non seppi resistere alla tentazione,aprii il Carotenuto(il testo di letteratura greca), trovai la pagina dove c'era esattamente quel passaggio'mi avvicinai alla cattedra e indicai con il dito all'asciutto il punto in cui era scritto ciò che il mio amico aveva detto. L'asciutto, paonazza, più rossa del fuoco dei suoi capelli, si alza e fa: "Pasquale, a posto. Petrarca, venga". cari, mi distrusse, mi ridicolizzò, il mio esame iniziò e finì su ione di Platone che portavamo come classico, un testo pieno zeppo di irregolarità, i colleghi del classico capiranno di cosa parlo. Comunque, Archiloco è ricordato per essere il primo poeta moderno dell'antichità, io ricordo l'asciutto per la pubblica figura d merda che le feci fare (perdonatemi il francesismo). Di tutto il resto, di quello che successe dopo, preferisco non parlare, e' meglio così per me e per l'asciutto. Ecco queste erano le"ignobili schifezze non degne di un civile dibattito che Pina di Cienzo ha precedentemente censurato sul gruppo Face Book Cittàdinoi. Un saluto a tutti,con l'augurio che una candidatura di cosi' basso profilo possa essere ritirata o riassorbita all'interno di qualche altra lista più credibile.

Massimo Petrarca

13:06 Scritto da: rinoziccardi in Politica | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: izzi, scuola, amministrative, rc, pdci | OKNOtizie |  Facebook

06/04/2009

Tre buone motivazioni per non sostenere la Izzi

Berlinguer.jpgProverò a spiegare, ai pochi che mi seguono sul blog, le motivazioni che mi hanno

indotto a non sostenere la candidatura della Izzi a Sindaco di Campobasso e di

conseguenza a rifiutare di candidarmi nella lista unitaria PRC-PdCI, che appunto

sostiene quella candidatura.

La prima motivazione: La linea intrapresa dal PdCI Molise per le amministrative è stata chiaramente influenzata dalla scelta decisa a livello nazionale di presentare per le europee una lista comune con PRC e con altri, al fine di superare la soglia di sbarramento del 4%.

L’ obbiettivo politico della decisione assunta per le europee è chiaramente comprensibile: essa è funzionale alla assoluta necessità di mantenere e possibilmente rafforzare una presenza significativa a livello europeo in sedi in cui si operano scelte che poi pesano nella nostra vita; contemporaneamente, si tratta di dare spessore alla prospettiva di un partito comunista unico in grado di svolgere un ruolo nella politica italiana.

Ma perché la decisione, assolutamente giusta e necessaria per le europee, dovrebbe incidere sulle scelte per le amministrative? Non c’è legame, non c’è consequenzialità, le amministrative hanno sempre avuto una fisionomia specifica, legata alle peculiarità socioeconomiche e politiche del territorio. Forse si teme che l’elettore si confonda dinanzi a simboli diversi?

Ma soprattutto che cosa c’entra la Izzi con tutto questo? Il PdCI avrebbe potuto, in piena coerenza con le scelte nazionali relative alle europee, impegnarsi anche a livello locale per l’accordo con Rifondazione, senza per questo dover sostenere la candidatura di questa candidata. Il fatto è che Rifondazione si era tagliati i ponti alle spalle decidendo e rendendo pubblico il suo sostegno alla signora in questione, in data 22 marzo, in maniera inattesa e intempestiva, mentre erano ancora in corso gli incontri per gli accordi tra le forze politiche di sinistra, incontri a cui erano presenti anche gruppi di Verdi, Sinistra democratica, Sinistra e libertà. Il comportamento di R.C , giudicato dai più scorretto nel metodo e politicamente sbagliato nel merito, avrebbe dato luogo nei giorni successivi a parecchie critiche dall’interno e all’esterno di quel partito, che di scissione in scissione si è ormai ridotto ai minimi termini e che proprio a seguito della scelta compiuta avrebbe continuato a perdere pezzi ( vedi da ultimo la fuoriuscita del consigliere D’Ilio).

La scelta di R.C. quindi è risultata incomprensibile in termini politici chiari, trasparenti, e comunicabili con onestà intellettuale. Ma non abbiamo né il tempo né la voglia né il gusto di dedicarci ad una interpretazione dietrologica dei comportamenti di Rifondazione. Di conseguenza, a questo punto, incomprensibile risulta anche la scelta del PdCI, che pur di far salvo il rapporto con R.C., in ossequio non necessario alle scelte per le europee, acriticamente trasferite dal centro alla periferia, ha accettato in sostanza decisioni prese da R.C. in sede separata, e ha ingoiato un piatto già freddo o mezzo riscaldato.

D’altronde un po’ equivoco nei termini di cui sopra risulta anche il comportamento di coloro che hanno ispirato e praticamente costruito pressoché dal nulla siffatta candidatura ben prima dei due partiti, tanto più che la Izzi alle ultime regionali a stento riuscì a racimolare grosso modo 300 voti in regione, di cui forse 200 in città. Ma ben al di sopra di pur scoraggianti ragioni elettoralistiche, ci sono ragioni politiche più serie, che se non hanno alcun peso per un pezzetto di società un po’ qualunquista che si autoproclama “società civile”, ne dovrebbero avere per chi ancora si fregia del nome di comunista.

Ho assistito allo svolgimento della presentazione della candidatura alcune settimane fa. Le motivazioni, oltre che generiche sul piano dell’analisi dei bisogni del territorio e conseguentemente sul piano delle linee programmatiche, sono state sostenute da una abbondante dose di antipolitica, da un disconoscimento teso fino al disprezzo e al vilipendio del ruolo dei partiti e dalla chiara intenzione di chiedere al movimento di Grillo la legittimazione del ”Bollino Blu” (stranamente, ma non tanto, l’ intenzione è sparita dal programma inserito su face book). Come noto, Grillo ha dichiarato di voler assegnare tale riconoscimento alle liste che possono garantire e dimostrare la integrità morale di fronte alla legge (fedina penale pulita) di ciascun candidato e a quelle che sostengono, in tutti i luoghi dove si presentano, gli integerrimi candidati del l’Italia dei Valori.

Dunque la Izzi che si candida o è una candidata vera, una “candidata a vincere”, che sia pure con una buona dose di presunzione, dati i precedenti risultati elettorali, crede di poter fare il sindaco di questa città o, quantomeno, di vendere cara la pelle, sul mercato del ballottaggio, dando appoggio a chiunque in cambio di un assessorato e in tal caso sarebbe dovuto bastare il suo grillismo a interdire ai due partiti comunisti di sostenerla.

oppure è una “candidata a perdere” e, per così dire, un cavallo di Troia: dentro al cavallo c’è l’IDV o il terzo polo?

Ora bisogna ricordare che i due partiti di matrice comunista, quanto all’IDV, ne hanno sempre considerato il presidente di un uomo di destra, provvisoriamente collocato a sinistra solo perché dall’altra parte c’è Berlusconi. Il PdCI locale pochi mesi fa, in una conferenza stampa, presentò un dossier, di produzione nazionale, in cui elencava tutte le malefatte e le furbizie di Di Pietro e ne scarnificava la finta supremazia morale che questi si auto assegnava. Quanto alla considerazione in cui il PRC tiene il leader dell’IdV basterà ricordare che i suoi massimi esponenti lo giudicano praticamente se non proprio un fascista, almeno un qualunquista pericoloso, che nei momenti cruciali si rivela implacabilmente di destra: traditore del movimento no global di Genova visto che non ha votato la richiesta della commissione di inchiesta sulla “macelleria messicana” ai danni dei partecipanti e ha sostenuto palesemente i poliziotti che tale massacro condussero. Come mai a distanza di pochi mesi, pur mantenendo intatta la linea di giudizio verso Di Pietro , appoggiano, senza darne convincenti ragioni politiche, la candidatura di una persona che non fa mistero di essere sulla stessa lunghezza di pensiero di IdV, per programma e concezione della politica? Tanto per aggiungere un po’ di sale sulla ferita, dobbiamo ricordare che i due partiti comunisti alle elezioni politiche del 14 aprile 2008, sotto il simbolo dell’Arcobaleno, hanno collezionato una sconfitta storica a Campobasso con appena 540 voti di lista. Sarà stata la retorica veltronian-berlusconiana del “voto utile” sarà stato l’irresistibile fascino dell’integerrimo per antonomasia, che nella sua regione e in particolare nella sua provincia si è presentato come il salvatore della patria, sarà stata anche la nostra inefficienza e inefficacia di comunisti frastornati dagli eventi e troppo lenti a capire ciò che stava succedendo, ma certo è che le analisi di quel voto hanno, inequivocabilmente, dimostrato che c’è stato un flusso di voti dall’area comunista verso il PD e sempre da questa area nonché da quella dello stesso PD verso l’IdV. Indagini successive, condotte con accuratezza sezione per sezione, con una conoscenza precisa del territorio e delle singole realtà di zone e quartieri cittadini, sembrano indicare che proprio la gran parte di quanti oggi sostengono con entusiasmo quel candidato sindaco si è riversata in tali direzioni, premiando in modo particolare l’IdV e un po’ meno il Pd, partito anch’esso penalizzato e ridimensionato in quella tornata elettorale. Come dire che se Veltroni è stato il mandante della cacciata dei comunisti dal Parlamento, quei due partiti sono stati poi i Killer che, con le loro retoriche di segno antipolitico, l’hanno realizzata. Se dovessimo parlare poi del terzo polo dovremmo partire dalla riconoscimento che in Primavera Democratica fioriscono le piante più velenose che abbiano recentemente prodotto guasti forse irrimediabili nella nostra città.

Seconda motivazione: Ma i dirigenti dei due partiti comunisti hanno contezza di chi sia e cosa rappresenti questa persona? Ex assessore al personale al Comune di Campobasso, dirigente di un Istituto Superiore di Campobasso, dirigente influente nel mondo scolastico molisano e nazionale. In qualità di assessore al Comune di Campobasso non ha presentato performance di livello, tanto che i dipendenti che se la ricordano in quel ruolo ne biasimano il piglio militaresco di approccio nei rapporti personali e l’inutilità della sua azione di ammodernamento della macchina produttiva del comune. Quanto a lei, NON ha mai RICONOSCIUTO CHE L’ESPERIENZA E’ STATA DELUDENTE PER TUTTI, PER NON DIRE FALLIMENTARE, CHE GLI OBIETTIVI DI MODERNIZZAZIONE CONCEPITI ASTRATTAMENTE E NON CALIBRATI SULLA REALTA’, NON SONO STATI RAGGIUNTI, CHE IL PERSONALE HA RICAMBIATO LA SUA ARROGANZA, IL SUO AUTORITARISMO E LA SUA PRESUNZIONE CON UN SILENZIOSO MA PROFONDO RANCORE. Nel suo ruolo di dirigente scolastico le attribuiscono un modello di conduzione della scuola dai tratti manageriali, che introietta una visione di scuola azienda “morattiana” nell’organizzazione scolastica, tanto da considerare il personale scolastico “miei dipendenti” (dipendenti della scuola che considera sua) in contrasto con il ruolo pubblico che essi ricoprono. Nella “sua” scuola le relazioni sindacali sono ridotte ad una pura finzione se non proprio ad una mera formalità burocratica, con la conseguenza che la contrattazione scolastica è considerata secondaria e meno importante rispetto alle altre incombenze nella conduzione della scuola. Il suo rapporto con il mondo scolastico molisano e nazionale si è svolto attraverso stretti rapporti privilegiati con il ministro Moratti e il sottosegretario Siliquini di A.N, nonché con il politicamente  instabile Dirigente Scolastico Regionale Dott. Boccarello. Per meglio comprendere la personalità della nostra candidata, bisogna dire due parole su tale egregio dirigente. Nominato in regime di spoil system (nuova nozione di clientelismo politico all’italiana) da Berlusconi e confermato dal governo Prodi per il tramite del ministro Fioroni, il Dott. Boccarello è stato duramente contestato dalla CGIL scuola per il modo di operare rispetto ai provvedimenti legati alla contrattazione decentrata i cui contenuti formalmente assunti non vengono poi rispettati, per la lentezza con cui avviava i provvedimenti scolastici in favore degli operatori, per l’ossequiosa mancanza di autonomia nell’applicare i voleri e le linee di indirizzo del ministero, per affermazioni attraverso i media di posizioni lesive del diritto allo studio, in particolare per quanto riguarda gli alunni diversamente abili. La CGIL scuola più volte ha polemizzato sulla stampa e con manifestazioni tenute sotto la sede dell’amministrazione per il metodo dilatorio nel fornire risposte a problemi della scuola e rapidissimo nell’esigere immediata applicazione di volontà ministeriali. L’opposizione sindacale è giunta fino a chiedere al Ministro la rimozione del dirigente e al sindacato nazionale un serio impegno in tal senso. Poi, dopo la promozione ad alte cariche dell’amministrazione scolastica regionale di “cittadini più eguali di altri”, il dirigente ha evitato il trasferimento e ottenuto la conservazione del posto nel Molise. Uno scambio? Una mera coincidenza? Siamo nati ieri? Galeotta fu allora una raccolta di firme a sostegno del dirigente da parte della candidata, oggi sostenuta da RC e PdCI, ORGANIZZATA TRA TUTTI I DIRIGENTI SCOLASTICI DELLA REGIONE AFFINCHE’ IL MOLISE NON PERDESSE TALE ILLUMINATA GUIDA. Raccolta di firme sostenuta da un documento ossequioso e servile che ancora produce grande amarezza e una fioritura di commenti critici tra il personale della scuola e indignazione tra quanti hanno combattuto sindacalmente e politicamente l’azione “illuminata” del direttore regionale.

Terza motivazione: la mia presa di posizione verso questa candidatura si collega ad un uso frequente e spregiudicato di candidature e appoggi, da parte del mio partito, a persone e soggetti che con la storia, la militanza e la vicinanza ai valori della sinistra comunista, non hanno nulla a che fare. Mi riferisco a momenti di impegno elettorale in cui mi è parso che la sola preoccupazione del partito fosse l’acquisizioni di voti e preferenze più che qualità di impegno e la condivisione di linea politica. L’apertura e la presenza nelle liste di personaggi estranei (e a volte apertamente contrapposti) alla tradizione comunista ha inficiato la coerenza politica di un partito che pure si richiama a certi valori. Nelle nostre liste abbiamo troppe volte inserito candidati che usavano il partito come contenitore elettorale per raggiungere scopi personali. Da questo atteggiamento abbiamo ricavato discredito e presenza minima nelle istituzioni. In ordine, nelle varie fasi abbiamo eletto: al comune di CB Roberto Ferraris che dopo due mesi ha abbandonato il partito; al Consiglio Regionale Domenico Di Lisa che dopo un anno si è staccato da noi; due volte al Consiglio Provinciale di CB Rolando di Renzo che mai ha dichiarato di condividere il percorso del partito; all’ultimo Consiglio Regionale Michelangelo Bonomolo che dopo sei mesi si è staccato definitivamente dal partito, dopo aver eluso tutti gli impegni assunti prima delle elezioni; recentemente c’è stato l’appoggio politico a Remo Grande alla carica di Presidente del Consiglio Provinciale che ha permesso di costituire la nuova giunta provinciale, al di fuori dello schieramento di centro-sinistra e senza Rifondazione, con la copertura politica a sinistra del PdCI. In questi giorni l’ultima decisione di appoggiare, insieme a RC, la candidata Izzi a Sindaco della città di Campobasso. Mi chiedo: è mai possibile dichiararsi comunisti nel solco dell’insegnamento di Berlinguer e muoversi con insistenza in una linea che vede sempre il partito fagocitato e strumentalizzato da personaggi senza scrupoli? E’ mai possibile operare vere e proprie cessioni di rappresentanza a terzi estranei se non ostili, al solo scopo di essere presenti, solo virtualmente, nella vita politica e amministrativa delle comunità locali senza una presenza coerente di uomini e militanti che portino avanti la linea del partito e le trasformazioni sociali che dice di voler realizzare? Nell’ultimo episodio io scorgo una coazione a ripetere errori del passato che si riverbereranno nel futuro immediato. Siccome mi sento e ho sempre dichiarato di rappresentare questo partito attraverso il mio impegno, i miei errori e la mia storia politica, ho ritenuto, questa volta, di non coprire,con il mio assenso, una scelta che non condivido e di cui avverto l’esito negativo in termini di immagine attuale e di ulteriore difficoltà futura per la crescita del partito. Ho detto alcuni SI pensando di difendere un partito fragile e non insediato, dico NO oggi poiché in questa operazione intravedo la continuazione di una strada foriera di ulteriori contraddizioni e delusioni per una parte della sinistra che dice una cosa e ne pratica un’altra.

Rino Ziccardi